10/06/2009

La Yakuza (2° parte): la Yakuza moderna, i riti, la gerarchia, i rapporti con la società

yakuza.jpgYoshio Kodama durante gli anni della guerra era un giovane di grande speranze: ultranazionalista e fanatico. Svolse azioni di spionaggio in Asia e, all'età di 34 anni, era già Contrammiraglio della flotta imperiale e consigliere del Primo Ministro Hideki Tojo.
Dopo la guerra venne incarcerato dagli americani che lo considerarono, oltretutto, un elemento pericoloso. Sarebbe dovuto rimanere molto a lungo in prigione, ma la sua frequentazione, prima della guerra, degli ambienti
della yakuza, gli valsero l'attenzione degli americani che cercavano un uomo di collegamento tra la mafia giapponese e la sezione G-2 del loro spionaggio militare.
La funzione della yakuza, dopo la guerra, non era certo da sottovalutare, con il governo nipponico ancora traballante. Gli americani si servirono della mafia nipponica per cercare di bloccare la penetrazione delle idee comuniste nel Paese: la yakuza veniva usata per intimidire le organizzazioni sindacali, per esempio.
L'uomo che ebbe il compito di porre termine allo scontro interno alla yakuza e di unire gli sforzi delle varie famiglie in ottica anti-comunista era proprio Kodama che aveva le conoscenze giuste, i contatti e il carisma
per poterlo fare. Molti sussurravano che Kodama fosse il capo dei capi della yakuza, ma la cosa non venne mai provata.

Oggi la yakuza non è meno potente e arrogante del passato. I suoi interessi sono quelli tipici per le organizzazioni di questo tipo: racket, sfruttamento della prostituzione, scommesse clandestine, riciclaggio di denaro, gioco d'azzarto, traffico di droga. Elementi della yakuza sono infiltrati nell'economia, nella politica, nella finanza. Caretteristici, per esempio, sono i Sokaiya, piccoli azionisti che rilevano piccoli pacchetti azionari per poter avere diritto alla parola nei consigli d'amministrazione in cui, mediante minacce e ricatti, influenzano la politica aziendale.
Negli anni '90 il governo emanò una "legge contro le attività illegali delle organizzazioni criminali", ma gli effetti furono piuttosto scarsi. Per combattere la yakuza, inoltre, in molti luoghi pubblici venne interdetta l'entrata a chi portava tatuaggi sul corpo.
Certo, ogni tanto ci sono delle retate, ma il fenomeno yakuza è ben lungi dall'essere debellato: convivenze nella politica, nella polizia e nel mondo economico, mettono la mafia giapponese al riparo da qualsiasi pesante sconfitta che ne possa mettere a repentaglio l'esistenza.
La cosa incredibile è che la yakuza non si nasconde: ha i suoi uffici con ben visibili le insegne della "famiglia" di appartenenza, gli stessi membri sono facilmente riconoscibili, oltre che per il loro tatuaggi, anche
per il loro look e, perfino, per il loro caratteristico modo di camminare arrogante, molto diverso da quello di qualsiasi altro giapponese. Molto spesso ogni membro, come simbolo destinato ad incutere soggezione, porta all'occhiello una spilla con il logo della propria "famiglia".
In Giappone, il solo fatto di appartenere alla yakuza non costituisce reato. Molte bande si sono registrate come organizzazioni religiose e, se un membro finisce in prigione per qualche reato, ci sono gruppi fedeli di avvocati pronti a sistemare il problema.
I capi della yakuza sono noti per la loro intelligenza e, grazie anche alla complicità e, spesso, alla corruzione di ambienti della polizia, è molto difficile riuscire ad incastrare qualche pezzo grosso. Le operazioni illecite vengono sempre sapientemente celate dietro ad attività e società perfettamente rispettose della legge.
Anche la popolazione spesso vede la yakuza alla stregua di una protettrice contro le angherie dello Stato e delle banche. Un esempio: le banche effettuano molti controlli sui clienti prima di accordare un finanziamento mentre un finanziamento chiesto alla yakuza è più facile da ottenere anche se, naturalmente, più pericoloso, specialmente se non si riescono a rimborsare le rate.
Emblematico poi è l'episodio del terremoto di Kobe quando la yakuza, che a Kobe ha una delle sue roccaforti, arrivò prima dello Stato ad organizare i
soccorsi e mise addirittura a disposizione i suoi elicotteri per trasportare i feriti.

La yakuza è una organizzazione gerarchica al vertice della quale c'è l'Oyabun. Il rapporto di fedeltà tra l'Oyabun e il sottoposto (Kobun) è sancito dalla cerimonia del Sakayuki nella quale entrambi bevono dalla stessa tazza di Sake.
Altro rituale, più cruento, è il Yubitsume attuato quando un membro riconosce di aver infranto le regole di fedeltà verso il suo capo e vuole farsi perdonare. Nello Yubitsume il trasgressore si amputa la falange del
dito mignolo, l'avvolge in un panno e lo dona al suo boss che, a causa dell'importanza del gesto, non può rifiutarsi di accordare il suo perdono.
Un cenno lo dobbiamo poi fare sui tatuaggi, spesso estesi ed elaborati, che ricoprono il corpo dei membridella yakuza. Spesso i membri li esibiscono pure in pubblico come forma di intimidazione. L'usanza dei tatuaggi
è molto antica e risalirebbe, alle bande di Bakuto del periodo di Edo, o, addirittura ai Kabuki-mono del XVII secolo. Sono tatuaggi fatti utilizzando un metodo doloroso e lungo: è una prova di coraggio che i yakuza devono affrontare prima di entrare in una qualsiasi delle "famiglie".

La yakuza è composta da varie "famiglie" ad ognuna delle quali fanno capo una serie di bande. Si stima che componenti della Yakuza siano poco meno di 90.000.
La famiglia più importante è la Yamaguchi-gumi con circa 39.000 membri divisi in 750 bande ed ha il quartiere generale nella città di Kobe. La Sumiyoshi-rengo è la seconda con circa 10.000 membri divisi in 177 bande, segue la Inagawa-kai con circa 7.400 affilliati e 313 bande con base a Yokohama, Un po' particolare è la "famiglia" Toua Yuai Jiyo Kumiai,
che opera principalmente a Tokyo, in quanto è composta da yakuza di origine coreana.
E' proprio la componenente coreana che caratterizza la composizione della yakuza: si stima che circa il 10% di membri della yakuza siano di origine coreana. Altra grande componente sono i burakumin che, secondo i dati della polizia, costituiscono tra il 60 e il 70% di tutta la yakuza. I burakumin e gli originari della Corea sono due gruppi sociali che nel passato hanno subito pesanti discriminazioni all'interno della società.
Nonostante sia un fenomeno prettamente giapponese, la yakuza è presente anche all'estero e soprattutto negli Stati Uniti (Hawaii), Messico, Corea del Sud ed Australia.

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Prima parte dell'articolo
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Lettura consigliate :

- I Burakumin

- Yakuza, samurai in doppiopetto

- Yakuza: Past and Present

- Yakuza: Mark of the Tatoo

 

 

 

09:26 Scritto da: parsifal661 in società | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: yakuza, yoshio kodama, famiglia | OKNOtizie |  Facebook

05/06/2009

La Yakuza (1° parte): dalle origini agli anni '60

kabuki-mono.jpegIl Giappone è uno dei Paesi al mondo con il più basso indice di criminalità, ma, nello stesso tempo, ospita una delle più grandi organizzazioni criminali a livello mondiale: la yakuza.
Alla yakuza, secondo dati risalenti al 2005, aderiscono circa 86.300 affiliati divisi in varie famiglie. Per farci un'idea di cosa è la yakuza, potremo paragonarla alla mafia italiana con cui ha molti punti in comune. C'è però una grande differenza con la Mafia italiana; se la Mafia è una organizzazione
segreta che vive nell'ombra, la yakuza, sembra incredibile a dirsi, vive allo scoperto: ha i suoi uffici, i suoi aderenti sono facilmente riconoscibili dai tatuaggi che spesso mostrano pubblicamente, le insegne delle varie famiglie sono spesso oggetto, addirittura, di attività di marchandising. Ma, si potrebbe pensare, che arrestare i membri e i capi della yakuza, visto che non si nascondono, dovrebbe essere abbastanza facile, ma, come vedremo, soprattutto nella seconda parte dell'articolo, non è così semplice la cosa.

Sulle radici storiche della yakuza, circolano due ipotesi, ma tutte e due concordano comunque sul periodo di nascita di quella che poi sarebbe diventata la mafia giapponese: il 17° secolo tra la fine dell'Era Muromachi e l'inizio dell'Era di Edo.
La prima ipotesi, forse quella più accreditata, fa risalire le origini ai Kabuki-Mono, o Hatamoto-Yakko. I Kabuki-Mono erano bande di Ronin, Samurai senza padroni, e di ex dipendenti di famiglie di Samurai.
Con l'era Tokugawa, iniziò un periodo di pace nel Paese e molti Samurai, per mancanza di lavoro, vennero rilasciati dai loro padroni e divennero dei Ronin: si unirono tra di loro formando delle bande. Queste bande erano conosciute per la violenza con la quale taglieggiavano e terrorizzavano gli abitanti dei villaggi. Erano noti anche per i loro comportamenti rozzo e per il loro linguaggio volgare. Vestivano, inoltre, in maniera appariscente, con colori sgargianti, e portavano eccentrici tagli di capelli.
L'altra ipotesi, sostenuta dalla stessa yakuza, considera come progenitori i Machi-Yakko, una sorta di polizia privata che, costituita da commercianti, negozianti e anche da Ronin, aveva il compito di proteggere i villaggi dalla scorrerie dei Kabuki-Mono. Erano figure molto amate dalla popolazione e assunsero il ruolo di eroi popolari che intervenivano per proteggere i più deboli contro i terribili Kabuki-Mono. Gli affiliati Machi-Yakko erano dediti al gioco d'azzardo e instaurarono tra di loro una relazione del tutto simile a quella che esiste tuttora nella yakuza.
Gruppi più simili alla moderna moderna mafia giapponese, nacquero alla metà del XVIII secolo: i Bakuto e i Tekiya.
I Bakuto erano giocatori d'azzardo che percorrevano il Giappone portando i loro giochi tradizionali. Essendo il gioco d'azzardo illegale, erano considerati molti in basso nel sistema feudale delle caste. Ciononostante molti signori feudali li assumevano per giocare con i loro dipendenti al fine di recuperare parte dello stipendio. I Bakuto usavano anche tatuarsi vistosamente il corpo. Dai Bakuto, probabilmente, deriva anche il nome "Yakuza": tra i giochi che praticavano c'era l'Oicho-kabu, una sorta di Blackjack in cui però bisogna arrivare al punteggio di 19 e non di 21. Se un giocatore raggiunge il punteggio di 20, sballa: il 20 è quindi il punteggio peggiore, equivale a 0. Una di queste combinazioni che danno il risultato di 20 è 8-9-3 che in giapponese si legge come ya-ku-sa. La popolazione considerava i Bakuto come gente inutile, un 8-9-3, un yakuza.
I Tekiya, invece, erano venditori ambulanti che erano noti per la tendenza ad imbrogliare i clienti: vendevano merce di scarsa qualità se non, addirittura, contraffatta. Si univano in gruppi ed arrivarono a controllare le fiere dove offrivano, in cambio di soldi, un servizio di protezione agli altri commercianti. Fu in questo gruppo che comparve per la prima volta il termine Oyabun per designere la persona con la carica più alta.
I Tekiya svolgeva un compito del tutto legale e cioò quello di supervisionare e proteggere i commercianti: per questo il governo di Edo rafforzò il loro potere dando la possibilità di portare la spada. Ma i Tekiya portavano avanti
anche operazione illecite come, per esempio, il racket, le estorsioni. Anche loro ccupavano un posto molto in basso nel sistema delle caste.

Nel periodo intorno alla Seconda Guerra Mondiale, nacque un terzo gruppo chiamato Gurentai. I Gurentai erano quelli che più degli altri si avvicinavano al concetto moderno di bande criminali: usavano la violenza per raggiungere i
loro scopi, Erano vicini agli ambienti politici di estrema destra e ultranazionalisti, venivano spesso usati per intimidire le organizzazioni sindacali e avevano un rapporto stretto con molti ufficiali dell'esercito.
Grazie a questi gruppi, negli anni precedenti il secondo conflitto mondiale, vennero portati a termine numerosi assassini politici. Parteciparono pure ad attività di spionaggio nelle colonie. Insomma in queglii anni i Gurentai rappresentavano il braccio violento del regime per intimidire ed eliminare personaggi scomodi.
Dopo la fine della Guerra, nonostante la lotta contro di essa degli Stati Uniti, la yakuza (intendendo quindi questi tre gruppi) non morì, ma, anzi sopravvisse grazie al mercato nero che si era diffuso nei primi anni dopo la guerra. Nel 1950 gli Stati Uniti alzarono bandiera bianca riconoscendo l'impossibilità di sconfiggere la yakuza. Oltretutto ufficiali dell'esercito si servivano della vasta reta instaurata della mafia per i loro scopi di gestione del Giappone post-bellico.
Intanto la yakuza si stava adeguando ai tempi moderni: divenne più violenta, ramificò i suoi interessi in diverse direzioni. Anche il look cambiò e la spada venne sostituita dalla pistola e i membri, influenzati, dai film americani di gangster, comimciarono a vestirsi all'americana con occhiali da sole, completi scuri su maglietta bianca.
Tra gli anni '50 e '60, il momento forse di massimo splendore della yakuza, si potevano contare circa 184.000 membri con 5.200 bande operanti in quasi tutto il Paese. In quegli anni scoppiò anche una violenta guerra intestina che terminò grazie all'intervento di un ambiguo personaggio: Yoshio Kodama.

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Seconda parte dell'articolo