10/06/2009

La Yakuza (2° parte): la Yakuza moderna, i riti, la gerarchia, i rapporti con la società

yakuza.jpgYoshio Kodama durante gli anni della guerra era un giovane di grande speranze: ultranazionalista e fanatico. Svolse azioni di spionaggio in Asia e, all'età di 34 anni, era già Contrammiraglio della flotta imperiale e consigliere del Primo Ministro Hideki Tojo.
Dopo la guerra venne incarcerato dagli americani che lo considerarono, oltretutto, un elemento pericoloso. Sarebbe dovuto rimanere molto a lungo in prigione, ma la sua frequentazione, prima della guerra, degli ambienti
della yakuza, gli valsero l'attenzione degli americani che cercavano un uomo di collegamento tra la mafia giapponese e la sezione G-2 del loro spionaggio militare.
La funzione della yakuza, dopo la guerra, non era certo da sottovalutare, con il governo nipponico ancora traballante. Gli americani si servirono della mafia nipponica per cercare di bloccare la penetrazione delle idee comuniste nel Paese: la yakuza veniva usata per intimidire le organizzazioni sindacali, per esempio.
L'uomo che ebbe il compito di porre termine allo scontro interno alla yakuza e di unire gli sforzi delle varie famiglie in ottica anti-comunista era proprio Kodama che aveva le conoscenze giuste, i contatti e il carisma
per poterlo fare. Molti sussurravano che Kodama fosse il capo dei capi della yakuza, ma la cosa non venne mai provata.

Oggi la yakuza non è meno potente e arrogante del passato. I suoi interessi sono quelli tipici per le organizzazioni di questo tipo: racket, sfruttamento della prostituzione, scommesse clandestine, riciclaggio di denaro, gioco d'azzarto, traffico di droga. Elementi della yakuza sono infiltrati nell'economia, nella politica, nella finanza. Caretteristici, per esempio, sono i Sokaiya, piccoli azionisti che rilevano piccoli pacchetti azionari per poter avere diritto alla parola nei consigli d'amministrazione in cui, mediante minacce e ricatti, influenzano la politica aziendale.
Negli anni '90 il governo emanò una "legge contro le attività illegali delle organizzazioni criminali", ma gli effetti furono piuttosto scarsi. Per combattere la yakuza, inoltre, in molti luoghi pubblici venne interdetta l'entrata a chi portava tatuaggi sul corpo.
Certo, ogni tanto ci sono delle retate, ma il fenomeno yakuza è ben lungi dall'essere debellato: convivenze nella politica, nella polizia e nel mondo economico, mettono la mafia giapponese al riparo da qualsiasi pesante sconfitta che ne possa mettere a repentaglio l'esistenza.
La cosa incredibile è che la yakuza non si nasconde: ha i suoi uffici con ben visibili le insegne della "famiglia" di appartenenza, gli stessi membri sono facilmente riconoscibili, oltre che per il loro tatuaggi, anche
per il loro look e, perfino, per il loro caratteristico modo di camminare arrogante, molto diverso da quello di qualsiasi altro giapponese. Molto spesso ogni membro, come simbolo destinato ad incutere soggezione, porta all'occhiello una spilla con il logo della propria "famiglia".
In Giappone, il solo fatto di appartenere alla yakuza non costituisce reato. Molte bande si sono registrate come organizzazioni religiose e, se un membro finisce in prigione per qualche reato, ci sono gruppi fedeli di avvocati pronti a sistemare il problema.
I capi della yakuza sono noti per la loro intelligenza e, grazie anche alla complicità e, spesso, alla corruzione di ambienti della polizia, è molto difficile riuscire ad incastrare qualche pezzo grosso. Le operazioni illecite vengono sempre sapientemente celate dietro ad attività e società perfettamente rispettose della legge.
Anche la popolazione spesso vede la yakuza alla stregua di una protettrice contro le angherie dello Stato e delle banche. Un esempio: le banche effettuano molti controlli sui clienti prima di accordare un finanziamento mentre un finanziamento chiesto alla yakuza è più facile da ottenere anche se, naturalmente, più pericoloso, specialmente se non si riescono a rimborsare le rate.
Emblematico poi è l'episodio del terremoto di Kobe quando la yakuza, che a Kobe ha una delle sue roccaforti, arrivò prima dello Stato ad organizare i
soccorsi e mise addirittura a disposizione i suoi elicotteri per trasportare i feriti.

La yakuza è una organizzazione gerarchica al vertice della quale c'è l'Oyabun. Il rapporto di fedeltà tra l'Oyabun e il sottoposto (Kobun) è sancito dalla cerimonia del Sakayuki nella quale entrambi bevono dalla stessa tazza di Sake.
Altro rituale, più cruento, è il Yubitsume attuato quando un membro riconosce di aver infranto le regole di fedeltà verso il suo capo e vuole farsi perdonare. Nello Yubitsume il trasgressore si amputa la falange del
dito mignolo, l'avvolge in un panno e lo dona al suo boss che, a causa dell'importanza del gesto, non può rifiutarsi di accordare il suo perdono.
Un cenno lo dobbiamo poi fare sui tatuaggi, spesso estesi ed elaborati, che ricoprono il corpo dei membridella yakuza. Spesso i membri li esibiscono pure in pubblico come forma di intimidazione. L'usanza dei tatuaggi
è molto antica e risalirebbe, alle bande di Bakuto del periodo di Edo, o, addirittura ai Kabuki-mono del XVII secolo. Sono tatuaggi fatti utilizzando un metodo doloroso e lungo: è una prova di coraggio che i yakuza devono affrontare prima di entrare in una qualsiasi delle "famiglie".

La yakuza è composta da varie "famiglie" ad ognuna delle quali fanno capo una serie di bande. Si stima che componenti della Yakuza siano poco meno di 90.000.
La famiglia più importante è la Yamaguchi-gumi con circa 39.000 membri divisi in 750 bande ed ha il quartiere generale nella città di Kobe. La Sumiyoshi-rengo è la seconda con circa 10.000 membri divisi in 177 bande, segue la Inagawa-kai con circa 7.400 affilliati e 313 bande con base a Yokohama, Un po' particolare è la "famiglia" Toua Yuai Jiyo Kumiai,
che opera principalmente a Tokyo, in quanto è composta da yakuza di origine coreana.
E' proprio la componenente coreana che caratterizza la composizione della yakuza: si stima che circa il 10% di membri della yakuza siano di origine coreana. Altra grande componente sono i burakumin che, secondo i dati della polizia, costituiscono tra il 60 e il 70% di tutta la yakuza. I burakumin e gli originari della Corea sono due gruppi sociali che nel passato hanno subito pesanti discriminazioni all'interno della società.
Nonostante sia un fenomeno prettamente giapponese, la yakuza è presente anche all'estero e soprattutto negli Stati Uniti (Hawaii), Messico, Corea del Sud ed Australia.

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Prima parte dell'articolo
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Lettura consigliate :

- I Burakumin

- Yakuza, samurai in doppiopetto

- Yakuza: Past and Present

- Yakuza: Mark of the Tatoo

 

 

 

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05/06/2009

La Yakuza (1° parte): dalle origini agli anni '60

kabuki-mono.jpegIl Giappone è uno dei Paesi al mondo con il più basso indice di criminalità, ma, nello stesso tempo, ospita una delle più grandi organizzazioni criminali a livello mondiale: la yakuza.
Alla yakuza, secondo dati risalenti al 2005, aderiscono circa 86.300 affiliati divisi in varie famiglie. Per farci un'idea di cosa è la yakuza, potremo paragonarla alla mafia italiana con cui ha molti punti in comune. C'è però una grande differenza con la Mafia italiana; se la Mafia è una organizzazione
segreta che vive nell'ombra, la yakuza, sembra incredibile a dirsi, vive allo scoperto: ha i suoi uffici, i suoi aderenti sono facilmente riconoscibili dai tatuaggi che spesso mostrano pubblicamente, le insegne delle varie famiglie sono spesso oggetto, addirittura, di attività di marchandising. Ma, si potrebbe pensare, che arrestare i membri e i capi della yakuza, visto che non si nascondono, dovrebbe essere abbastanza facile, ma, come vedremo, soprattutto nella seconda parte dell'articolo, non è così semplice la cosa.

Sulle radici storiche della yakuza, circolano due ipotesi, ma tutte e due concordano comunque sul periodo di nascita di quella che poi sarebbe diventata la mafia giapponese: il 17° secolo tra la fine dell'Era Muromachi e l'inizio dell'Era di Edo.
La prima ipotesi, forse quella più accreditata, fa risalire le origini ai Kabuki-Mono, o Hatamoto-Yakko. I Kabuki-Mono erano bande di Ronin, Samurai senza padroni, e di ex dipendenti di famiglie di Samurai.
Con l'era Tokugawa, iniziò un periodo di pace nel Paese e molti Samurai, per mancanza di lavoro, vennero rilasciati dai loro padroni e divennero dei Ronin: si unirono tra di loro formando delle bande. Queste bande erano conosciute per la violenza con la quale taglieggiavano e terrorizzavano gli abitanti dei villaggi. Erano noti anche per i loro comportamenti rozzo e per il loro linguaggio volgare. Vestivano, inoltre, in maniera appariscente, con colori sgargianti, e portavano eccentrici tagli di capelli.
L'altra ipotesi, sostenuta dalla stessa yakuza, considera come progenitori i Machi-Yakko, una sorta di polizia privata che, costituita da commercianti, negozianti e anche da Ronin, aveva il compito di proteggere i villaggi dalla scorrerie dei Kabuki-Mono. Erano figure molto amate dalla popolazione e assunsero il ruolo di eroi popolari che intervenivano per proteggere i più deboli contro i terribili Kabuki-Mono. Gli affiliati Machi-Yakko erano dediti al gioco d'azzardo e instaurarono tra di loro una relazione del tutto simile a quella che esiste tuttora nella yakuza.
Gruppi più simili alla moderna moderna mafia giapponese, nacquero alla metà del XVIII secolo: i Bakuto e i Tekiya.
I Bakuto erano giocatori d'azzardo che percorrevano il Giappone portando i loro giochi tradizionali. Essendo il gioco d'azzardo illegale, erano considerati molti in basso nel sistema feudale delle caste. Ciononostante molti signori feudali li assumevano per giocare con i loro dipendenti al fine di recuperare parte dello stipendio. I Bakuto usavano anche tatuarsi vistosamente il corpo. Dai Bakuto, probabilmente, deriva anche il nome "Yakuza": tra i giochi che praticavano c'era l'Oicho-kabu, una sorta di Blackjack in cui però bisogna arrivare al punteggio di 19 e non di 21. Se un giocatore raggiunge il punteggio di 20, sballa: il 20 è quindi il punteggio peggiore, equivale a 0. Una di queste combinazioni che danno il risultato di 20 è 8-9-3 che in giapponese si legge come ya-ku-sa. La popolazione considerava i Bakuto come gente inutile, un 8-9-3, un yakuza.
I Tekiya, invece, erano venditori ambulanti che erano noti per la tendenza ad imbrogliare i clienti: vendevano merce di scarsa qualità se non, addirittura, contraffatta. Si univano in gruppi ed arrivarono a controllare le fiere dove offrivano, in cambio di soldi, un servizio di protezione agli altri commercianti. Fu in questo gruppo che comparve per la prima volta il termine Oyabun per designere la persona con la carica più alta.
I Tekiya svolgeva un compito del tutto legale e cioò quello di supervisionare e proteggere i commercianti: per questo il governo di Edo rafforzò il loro potere dando la possibilità di portare la spada. Ma i Tekiya portavano avanti
anche operazione illecite come, per esempio, il racket, le estorsioni. Anche loro ccupavano un posto molto in basso nel sistema delle caste.

Nel periodo intorno alla Seconda Guerra Mondiale, nacque un terzo gruppo chiamato Gurentai. I Gurentai erano quelli che più degli altri si avvicinavano al concetto moderno di bande criminali: usavano la violenza per raggiungere i
loro scopi, Erano vicini agli ambienti politici di estrema destra e ultranazionalisti, venivano spesso usati per intimidire le organizzazioni sindacali e avevano un rapporto stretto con molti ufficiali dell'esercito.
Grazie a questi gruppi, negli anni precedenti il secondo conflitto mondiale, vennero portati a termine numerosi assassini politici. Parteciparono pure ad attività di spionaggio nelle colonie. Insomma in queglii anni i Gurentai rappresentavano il braccio violento del regime per intimidire ed eliminare personaggi scomodi.
Dopo la fine della Guerra, nonostante la lotta contro di essa degli Stati Uniti, la yakuza (intendendo quindi questi tre gruppi) non morì, ma, anzi sopravvisse grazie al mercato nero che si era diffuso nei primi anni dopo la guerra. Nel 1950 gli Stati Uniti alzarono bandiera bianca riconoscendo l'impossibilità di sconfiggere la yakuza. Oltretutto ufficiali dell'esercito si servivano della vasta reta instaurata della mafia per i loro scopi di gestione del Giappone post-bellico.
Intanto la yakuza si stava adeguando ai tempi moderni: divenne più violenta, ramificò i suoi interessi in diverse direzioni. Anche il look cambiò e la spada venne sostituita dalla pistola e i membri, influenzati, dai film americani di gangster, comimciarono a vestirsi all'americana con occhiali da sole, completi scuri su maglietta bianca.
Tra gli anni '50 e '60, il momento forse di massimo splendore della yakuza, si potevano contare circa 184.000 membri con 5.200 bande operanti in quasi tutto il Paese. In quegli anni scoppiò anche una violenta guerra intestina che terminò grazie all'intervento di un ambiguo personaggio: Yoshio Kodama.

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Seconda parte dell'articolo


29/05/2009

Gli Ainu

Ainu.jpgGli attuali abitanti del Giappone non sono gli originari abitanti dell'arcipelago, ma sono migrati dalla penisola coreana in una terra già abitata da un'altra popolazione: gli Ainu. All'inizio la convivenza tra i due popoli era pacifica, ma ben presto gli Ainu cominciarono ad essere sospinti sempre più verso nord e finirono con lo stabilirsi nell'isola settentrionale di Ezo che, in periodo Meiji, venne ribattezzata in Hokkaido.

Sull'origine degli Ainu non c'è una unanimità: ci sono molte teorie ognuna delle quali ha convincenti argomenti a favore. Forse quella prevalente parla di una loro provenienza, in epoca preistorica, dalla Siberia, ma il territorio d'origine, sempre secondo questa teoria, dovrebbe essere l'estremo nord europeo, luogo di origine anche di popolazioni quali gli Inuit, i Sami e gli Indiani d'America che con gli Ainu condividerebbero quindi un'origine comune. Altre teorie parlano di lontane parentele con le popolazioni del Tibet, della Mongolia e perfino con gli aborigeni australiani. Comunque, qualsiasi sia l'origine, gli Ainu e i Giapponesi sono due popolazioni geneticamente diverse. Le differenze non si limitano solo alla morfologia, ma riguardano anche la culture, la religione e il linguaggio: la lingua Ainu, nonostante tentativi di imparentarla con l'antico giapponese, non presenta nessun contatto con le altre lingue asiatiche.
La loro religione è di tipo animista e quindi credono che ogni oggetto ed essere vivente sia dotato di uno spirito. La loro divinità suprema è la Madre Terra.
Popolo di cacciatori si ciba prevalentemente di carne (orso, volpe, lupo, cavallo) e di pesce, ma mai crudi, sempre cotta.

La storia della popolazione Ainu, e i suoi rapporti con i Giapponesi, è piuttosto difficile. A seguito di varie guerre con il Giappone, sono stati spinti sempre più a nord fino all'isola di Ezo. Durante la restaurazione Meiji, l'isola venne annessa al Giappone e il nome cambiato in Hokkaido. La colonizzazione dell'isola fu dolorosa per gli Ainu che vennero perseguitati, discriminati e ridotti ad uno stato di schiavitù, in una situazione che ricorda quella degli indiani d'America.
Nel 1899 venne votata la "Hokkaido Aborigine Protection Act", ma fu solo nel 1991 che il Giappone, su invito delle Nazioni Unite, riconobbe pubblicamente l'esistenza degli Ainu come minoranza etnica. Infine nel 1997 la Dieta votò l' "Act on the Encouragement of Ainu Culture and the Diffusion and Enlightenment of Knowledge on Ainu Tradition".
Nonostante questo però gli Ainu continuano a lamentare, ancora oggi, una persistente discriminazione nei loro confronti.

Attualmente gli Ainu sono per lo più concentrati in alcuni centri dell'Hokkaido meridionale ed orientale dove i turisti hanno la possibilità di visitare musei dedicati alla cultura Ainu nonchè assistera a danze, canti e cerimonie di questo popolo.
Sono circa 150.000 gli Ainu rimasti anche se sono molti di più i Giapponesi che hanno un po' di sangue di questo popolo nelle loro vene. A seguito poi dei molti matrimoni misti, di veri Ainu ce ne sono rimasti oramai pochi.
Oltre ad alcune zone dell'Hokkaido, gli Utari , come gli Ainu preferiscono chiamarsi, sono localizzati, anche se in numero limitato, nel nord di Honshu, nella penisola di Sakhalin, nelle isole Curili e nell'estremità meridionale della penisola del Kamchatka.

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22/05/2009

Un Paese che invecchia

anziana.jpgL'Organizzazione Mondiale della Sanità ha reso pubblico i dati relativi all'aspettativa di vita per quanto riguarda il 2007. Fra le donne quelle che si aspettano di vivere più a lungo sono le Giapponesi: una bimba nata oggi ha una aspettativa di vita di 86 anni. Per quanto riguarda gli uomini, la vittoria va a San Marino i cui maschi hanno una aspettativa di 81 anni (79 per i maschi giapponesi).
Questo dato non fa che confermare che in Giappone si vive sempre più a lungo e questo sarebbe di per sè una notizia positiva. I progressi della medicina e la qualità del cibo sono tra i maggiori motivi della estrema longevità dei giapponesi, specialmente tra le donne. Ma per gli anziani, in Giappone, l'esistenza non è certo idilliaca; i problemi iniziano una volta entrati in pensione quando la noia e le pensioni esigue costringono il pensionato a prendere delle decisioni che possono essere anche tragiche. In questi ultimi anni sono in aumento, tra gli anziani, la criminalità, l'alcolismo e il suicidio. Ed è per questo che molte aziende stanno incentivando i loro lavoratori a rimanere sul posto di lavoro anche dopo il raggiungimento dell'età pensionabile. Il governo ha intenzione di elevare l'età della pensione a 65 anni con la previsione di arrivare a 70 anni.

In Giappone si muore sempre più tardi, ma le nascite sono sempre di meno e questi due dati combinati insieme significano una sola cosa: la popolazione è sempre più vecchia e in costante diminuzione. Nell'ultimo anno la popolazione è diminuita di 51.000 persone e le previsioni per i prossimi decenni, se il trend non verrà invertito, sono catastrofiche.
L'invecchiamento della popolazione porterà sempre un maggior numero di persone nel sistema pensionistico, ma saranno sempre meno i lavoratori che, con i loro contributi, potranno sovvenzionare il servizio pensionistico nazionale che in breve potrebbe arrivare al collasso.
Altro problema grave è costituito dalla prevedibile conseguente diminuzione della forza lavoro: posti lasciati liberi da chi lascia per limiti di età non vengono coperti dai giovani che sono in numero sempre più esiguo. Il problema potrebbe essere parzialmente risolto con l'immigrazione, ma, per una serie di motivi, il Giappone non è uno dei Paesi più appetibili dai flussi migratori. Spesso è il Giappone che deve andare all'estero a reclutare lavoratori per farli lavorare in casa.
A questo punto il governo punta molto sulla robotica che potrebbe creare milioni di robot in grado di ricoprire i posti vuoti. Già adesso si vedono sempre più spesso robot in grado di eseguire lavori, a dire la verità, ancora piuttosto semplici. Ma la strada è tracciata e nel giro di pochi decenni la presenza dei robot nel mondo del lavoro sarà massiccia.

15/05/2009

Ancora troppi suicidi nell 2008

Tokyo.jpgIl suicidio si conferma come un grave problema sociale che il Giappone non riesce, nonostante l'impegno, a debellare o quantomeno a combattere efficacemente.
Per l'undicesimo anno consecutivo ci sono stati più di 30.000 sucidi: esattamente 32.249. C'è stato un leggero decremento, pari al 2.6%. rispetto all'anno precedente, ma i dati continuano a destare preoccupazione.

Nella relazione annuale da parte della Polizia, nella freddezza dei numeri, risulta evidente che l'attuale crisi econominca ha inciso molto sul risultato finale. Tra le persone che si sono tolte la vita sono in aumento, soprattutto, i giovani. Nel 2008 ben 4.850 giovani, tra i 30 e i 39 anni, si sono tolti la vita con un incremento dell'1.7% rispetto al 2007. Il dato è addirittura raddoppiato dal 1991.
Le ragione principale, per quanto riguarda i giovani, sono le prospettive economiche: la mancanza di lavoro o il licenziamento. Questi dati sono stati dedotti dai messaggi lasciati dai suicidi. Fra le ragioni che hanno spinto all'insano gesto, la depressione rimane al primo posto, ma i problemi legati alla mancanza di lavoro sono in sensibile aumento.

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06/05/2009

I Burakumin

Burakumin.jpgNel Periodo di Edo (1603 - 1868 d.C.) la società giapponese era divisa in quattro caste: i samurai, i contadini,
i mercanti e gli artigiani. Al di sotto di questa gerarchia c'erano i fuori-casta e cioè gli Eta.
A questa categoria appartenevano quelle persone che, nel loro lavoro, dovevano maneggiare corpi morti, umani ed
animali, sangue: elementi considerati impuri dalle religioni scintoista e buddista. Gli Eta erano quindi boia, macellai, conciatori.
Il sistema delle caste venne abolito nel 1871, all'inizio dell'era Meiji, ma i pregiudizi sociali, le discriminazioni, contro i Burakumin, i discendenti di quei fuori-casta, continuarono e ancora oggi molti giapponesi, soprattutto gli anziani. hanno pregiudizi nei loro confronti. Basti pensare che, secondo un recente sondaggio, in caso di matrimonio ancora il 20% dei genitori controlla se lo sposo, o la sposa del proprio figlio, o della propria figlia, è un Burakumin, ma a volte basta provenire da una comunità Burako per essere discriminati, magari anche senza essere un Burakumin.
Le comunità Buraku sono insediamenti dove risiedono questi discendenti dei fuori-casta. Sorgono dove una volta sorgevano i villaggi Eta. La loro localizzazione non è molto pubblicizzata, ma è conosciuta al governo che, nel 1969, ha avviato una massiccia campagnia per lo sviluppo e l'assimilazione di queste comunità: notevoli investimenti sono stati stanziati per ammodernare ed integrare le comunità Burako.
Le stime su quanti siano i Burakumin oggi varia molto e va dai circa 800.000, secondo il governo, agli oltre 3 milioni secondo i calcoli del Buraku Liberation League, la maggiore organizzazione che si batte per i diritti dei Burakunin.

Durante il Periodo Edo questa sotto-casta rimase pressochè isolata dalle altre. In questo modo mantenne il monopolio sui suoi commerci. Il livello di vita degli Eta, per questo motivo, era elevato e alcuni erano talmente ricchi da potersi permettere il passaggio, mediante matrimonio o acquisto dei diritti, alla categoria dei samurai. Inoltre gli Eta, non possendendo riso, che era alla base del sistema tributario, erano esentati
dal pagare le tasse. Avevano i loro templi, le loro scuole, ma pochi contatti con i rappresentanti delle altre classi e comunque, in caso di rapporti con le altre caste, erano sempre tenuti a seguire un comportamento di sottomissione.
I guai, paradossalmente, iniziarono con la fine del periodo feduale: le caste vennero abolite e con esso gli eta persero il monopolio sui loro commerci. Ma la discriminazione da parte della società non sparì e così la qualità di vita peggiorò sempre di più. I villaggi Eta si trasformarono presto in insediamenti degradati mentre i cittadini normali continuavano ad evitare di avere contatti con loro.
All'inizio del '900 sorsero i primi gruppi per la difesa dei diritti dei Burakumin e dopo la fine della seconda guerra mondiale nacquero il Buraku Liberation League e poi, da una sua costola, il National Buraku Liberation Alliance, tutti di ispirazione socialista o comunista, che sono i maggiori gruppi che lottano per i diritti e per la completa integazione dei discendenti dei Burakumin.
Grazie alla pressione esercitata da questi due gruppi, nel 1969, come ricordato poc'anzi, il governo approvò la "Legge per le Misure
Sperciali per Progetti di Assimilazione": un grande progetto per lo sviluppo degli insediamenti Buraku e per l'integrazione dei Burakumin.


Nel 1975 scoppiò uno scandalo quando cominciò a circolare un libro, venduto poi in tutto il Giappone, che altro non era che una lista
dei nomi, e delle loro localizzazione, delle comunità Buraku: "Tokushu Buraku Chimei Soukan". Questo libro, come asseriva la prefazione,
era rivolto a quei genitori che non vogliono che il figlio, o la figlia, sposi la persona sbagliata e per quelle compagnie che intendono
fare delle indagini sulle origini di un candidato all'assunzione. Secondo il BLL molte compagnie importanti, fra cui la Toyota e
la Honda, acquistarono molte copie del libro e sembra che lo utilizzassero, insieme a ricerche effettuate nel registro dell'Anagrafe, al fine
di evitare di dover assumere un Burakumin.
Il libro venne poi bandito, ma si teme che molte copie siano ancora in circolazione e, purtroppo, ancora usato.  
Anche l'accesso all'Anagrafe è stato ristretto e ammesso solo per le ricerche giudiziarie.
La situazione odierna dei Burakumin è sicuramente migliore rispetto ad una decina di anni fa, ma, soprattutto tra la persone anziane, esistono ancora dei pregiudizi nei loro confronti. La discriminazione sociale non è sparita, soprattutto nel campo del matrimonio. Il disagio dei Burakumin è ancora evidente tantevvero che la maggioranza dei componenti della Yakuza, la mafia giapponese, è composta da Burakumin.
C'è ancora molto da lavorare per una integrazione completa.

17/04/2009

Quando i turisti molestano le Geishe

Geisha.jpg

La figura della Geisha è una della caratteristiche più conosciute della società giapponese. In tutti i depliant turistici non manca mai una foto di una Geisha; è il sogno di ogni turista, specialmente se maschio, farsi fotografare insieme ad una di queste variopinte ragazze. Purtroppo, come tutte le tradizioni della società nipponica, anche le Geishe sembrano in declino:  le modernità, la perdita di interesse per le tradizioni, la mancanza di spirito di sacrficio sono tra i fattori principali che stanno segnando questo trend negativo. Ma in questi ultimi tempi sembra che ci sia un risveglio di questa tradizione, un'inversione di tendenza.
In questi ultimi tempi sta cominciando a diventare molto fastidioso un comportamento, a dir poco maleducato, dei turisti occidentali nei confronti delle Geishe. Dal punto di vista turistico la Geisha è un forte richiamo per Kyoto la città che è un po' il loro quartiere generale. Con grande mancanza di rispetto verso questo mondo e verso queste operatrci, il turista si sente leggitimato, quando incontra una Geisha, a toccare il vestito, a controllare con la mano se l'acconciatura è vera o è posticcia. Alcuni addirittura fanno irruzione nei locali, dove qualche facoltoso cliente sta banchettando in compagnia di una Geisha, con l'intenzione di scattare qualche foto-ricordo.
Per combattere la maleducazione dei turisti, l'ufficio del turismo ha fatto affiggere dei cartelli in inglese in cui si chiede di portare rispetto alle Geishe.
In effetti le Geishe sono persone che compiono il loro lavoro e non delle bambole messe lì per i turisti e per ricordare il vecchio Giappone.

La Geisha, contrariamente a quanto ancora si continua a pensare in Occidente, non è una prostituta, ma una intrattenitrice, un'artista. Una Geisha deve conoscere le danze tradizionali, deve saper tenere una conversazione, condurre la cerimonia del tè, deve conoscere la letteratura e la poesia, deve saper indossare il Kimono Insomma la sua preparazione deve essere approfondita ed elevata se vuole avere successo come Geisha. Il mestieri della Geisha è antico e, nonostante il passare del tempo, moltissimi suoi tratti caratteristici sono rimasti inalterati. In tempi moderni vengono accettate solo ragazze che abbiano frequentato la scuola media, che abbiano meno di 18 anni e che abbiano il consenso dei genitori. Una volta apprendista, le ragazze dovranno ancora studiare per anni seguendo una Geisha che insegnerà loro i segreti di questo mestiere. Alla fine del percorso formativo le Maiko diventeranno delle vere e proprie Geisha.

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31/03/2009

Pachinko: un'industria che non conosce crisi

Pachinko.jpg

L'economia nipponica stà attraversando la più nera crisi dalla fine della seconda guerra mondiale, ma l'industria del Pachinko continua a godere di ottima saluta e sembra non risentire assolutamente della crisi, anzi. Nell'ultimo quarto l'economia giapponese è scesa addirittura del 12.1% mentre, nello stesso periodo, la vendita di macchine per il Pachinko è salita dello 0,5% (0,9% da Gennaio), invertendo una tendenza negativa che durava da 6 anni. L'industria ha fatturato, nell'anno fiscale 2007-2008, 23 trilioni di yen ed era giocato dal 12% della popolazione nipponica che ha versato nelle macchinette qualcosa come 23 trilioni di yen. Cifre impressionanti, ma inferiori al 2003, quando però il gioco non era ancora regolamentato, in cui il 16% della popolazione giocava a Pachinko e 29,6 trilioni era la somma di yen versata in queste macchinette.
In tutto il paese sono circa 13.000 i locali di Pachinko, più di 1 ogni 10.000 abitanti.

Il Pachinko nasce negli anni '20 del secolo scorso e ancora oggi riscuote un grandissimo successo fra la popolazione. Tutti giocano con queste macchinette: studenti, pensionati, uomini, donne. E' un fenomeno che ormai è parte integrante della società.
Ci sono però aspetti negativi che sono, principalmente, il pericolo di dipendenza e l'infiltrazione della Yakuza, la mafia giapponese, che in questo gioco d'azzardo, visto che i Casinò in Giappone sono vietati, una notevole fonte di guadagno.

Il giocatore, dopo essere entrato in uno di questi locali, acquista un certo numero di palline di metallo (costano pochi yen l'uno). Si siede davanti ad una di queste macchinette verticali e comincia ad introdurvi le palline. A seconda del percorso che la pallina effettua nel Pachinko, il giocatore può vincere o meno altre palline. Alla fine se il giocatore ha più palline rispetto a quante ne aveva comprate, può riscuotere la vincita che però, per legge, non può essere in denaro. Per aggirare il divieto, esistono dei chioschi fuori dal locale dove il vincitore può cambiare, in yen, i buoni ottenuti dalla cassa all'interno del locale.

30/03/2009

Cresce il patriottismo tra i giovani

Una ricerca governativa condotta in Giappone, e in altri quattro paesi, su giovani tra i 18 e i 24 anni, ha mostrato un notevole aumento, rispetto ad un analogo sondaggio condotto sei anni fa, del sentimento patriottico.
Su 1000 giovani intervistati, l'81.7% si è detto orgoglioso di essere giapponese e, tra i motivi di orgoglio, prevalgono la Storia, l'arte e la cultura. Rispetto alla scorsa edizione del sondaggio, 6 anni fa, c'è stato un incremento del 9.1%. Sono nel 1978 la percentuale ha superato l'80%.
Il sondaggio ha mostrato comunque anche una certa insoddisfazione verso il Giappone di oggi e solo il 43.9% si dichiara soddisfatto dello stato attuale del proprio Paese.

A livello generale la ricerca ha mostrato che i cittadini più patrioci sono gli Americani (91.2%), seguiti dai Britannici (84.1%). Con minore amore patrio dei Giapponesi, ci sono i Coreani del Sud (78%) e i Francesi (77.1%).

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27/03/2009

Iniziata la fioritura dei ciliegi

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L'albero di ciliegi "Sakura" è forse uno degli elementi più conosciuti del Giappone. La spettacolare fioritura dei ciliegi, che ogni anno dà il via alla primavera, attira frotte di turisti anche per i numerosi festival, in giro per il paese, che accompagnano questo evento, vero e proprio spettacolo della natura.
Ogni anno, alla fine dell'inverno, quando le temperature cominciano ad addolcirsi, inizia lo spettacolo della fioritura dei ciliegi. Naturalmente, a causa delle condizioni climatiche. non in tutto il paese avviene nello stesso momento, ma gradualmente, da sud (Okinawa), e risalendo verso nord (Hokkaido), tutto il paese festeggia questo evento che simbolizza l'arrivo della primavera e il risveglio della natura.
La fioritura dei ciliegi è uno degli spettacoli maggiormente attraggono i turisti, specialmente quelli stranieri che rimangono affascinati dall'esplosione di colori e di profumi che accompagna questo evento. Feste e riti in tutto il Paese salutano questo spettacolo e la gente si riunisce sotto i ciliegi in fiore per mangiare e bere.
L'agenzia meteorologia, ogni anno, emette dei bollettini con le previsioni di fioritura dei ciliegi, ma quest'anno la natura ha anticipato i tempi e non è la prima volta che capita in questi ultimi anni. La fioritura è arrivata a Tokyo addirittura il 21 Marzo, 5 giorni prima del previsto. Il responsabile maggiore di questo anticipo, dicono gli esperti, sta nel clima urbano che in questi ultimi anni è sempre stato in costante aumento: cemento, traffico, inquinamento, assenza di verde. Oltre a questo, anche il fenomeno del riscaldamento climatico: basti pensare, per esempio, che la "linea di fioritura", tarata al 1 Aprile, negli ultimi 40 anni e salita di 200 chilometri verso nord.
Non sono pochi ad essere preoccupati per questo anomalia climatica che potrebbe addirittura portare alla sparizione dei tanto affascinanti Sakura.