13/05/2009

La visita di Putin....e spiragli per le Curili

Putin.jpgE' appena terminata, in maniera soddisfacente, la vista di Stato del Premier russo Vladimir Putin.
Durante la visita è stato firmato un importante accordo, nel campo del nucleare civile, per la fornitura al Giappone di Uranio impoverito. Altri accordi sono stati siglati nel campo del risparmio energetico e della lotta alla criminalità.

I rapporti tra i due Paesi sono eccellenti, ma ad ogni summit tra Giappone e Russia, viene inevitabilmente toccato l'argomento che ancora impedisce la completa normalizzazione dei rapporti tra Tokyo e Mosca: le quattro isole delle Curili Meridionali che al momento sono russe e il Giappone rivendica dalla fine della seconda guerra mondiale.
Le quattro isolette (Kunashiri, Iturup, Shikotan e Habomai), che il Giappone ancora definisce "Territtori settentrionali", vennero invase dall'Unione Sovietica negli ultimi giorni della Seconda Guerra Mondiale.
Il Giappone era ormai uscita sconfitta dal conflitto, aveva subito gia due bombardamenti atomici e il 2 Settembre, a bordo della USS Missouri, firmò la resa incondizionata nel conflitto contro le forze alleate. Il 9 Agosto l'Unione Sovietica dichiarò guerra ad un Giappone ormai moribondo ed invase quello che rimaneva dell'Impero coloniale nipponico. Per quanto riguarda le 4 isole, nel trattato di San Francisco del 1951 il Giappone rinunciava al loro possesso, ma l'accordo non venne firmato dall'URSS e quindi per Tokyo rimane in vigore un trattato bilaterale, stipulato nel 1855 a Shimoda, in cui si precisava che le 4 isole appartengono al Giappone.

Tokyo, come si è detto, reclama tutte e quattro le isole, ma Mosca non ne vuole sapere e al massimo è disposta a cedere sulle due isolette più meridionali.
Nonostante ciò però il clima è positivo e anzi il Premier Putin ha lasciato intendere che un risultato lo si potrebbe raggiungere in occasione del G8 che quest'anno si svolgerà in Italia a l'Aquila.

26/03/2009

Sale la tensione nell'Estremo Oriente

Corea del nord.jpgLa notizia secondo la quale le immagini satellittari avrebbe mostrato che la Corea del Nord avrebbe posizionato sulla rampa di lancio un missile balistico Taepodong-2 per il test in programma tra il 4 e l'8 Aprile, sta suscitando viva preoccupazione fra i paesi dell'area e in Giappone in modo particolare.
Pyongyang ha comunicato alle organizzazioni competenti che nei primi giorni di Aprile effettuerà il lancio di un missile che porterà in orbita un satellite per le telecomunicazioni. Tutti però sono convinti che il lancio sia solo una copertura e che il vero scopo sarebbe il lancio di un missile balistico, il Taepodong-2. L'arma è capace di trasportare ordini nucleari e di raggiungere, in teoria, l'Alaska e le Hawaii.

La Corea del Sud ha intenzione di mandare il suo nuovissimo incrociatore, dotato di 120 missili, a monitorare la situazione. Gli Stati Uniti minacciano gravi ripercussioni nell'ambito dei colloqui del "Gruppo dei 6", nel caso Pyonyang effettuasse veramente il lancio, oltre a portare la faccenda sul tavolo del Consiglio delle Nazioni Unite visto che sarebbe una violazione della risoluzione 1718 che vieta alla Corea del Nord qualsiasi test nucleare o balistico. Il Giappone, che è il paese che maggiormente teme il lancio,visto che il missile dovrebbe sorvolare il suo spazio aereo, sta per decidere se, in caso di effettivo lancio, procedere o meno all'abbattimento del Taepodong-2.
Pyongyang continua con i suoi toni di sfida e minaccia di considerare come un atto di ingerenza qualsiasi tentativo verrà fatto per impedire il lancio che, ribadisce, riquarda la messa in orbita di un satellite per telecomunicazione e che non viola nessun trattato internazionale.

Situazione pericolosa e in continua evoluzione: da seguire attentamente.

15/03/2009

Di nuovo ai ferri corti con la Corea del Nord

Corea del Nord.jpegLa Corea del Nord ha comunicato agli organi competenti che tra il 4 e l'8 Aprile lancerà un satellite per le telecomunicazioni. L'annuncio ha suscitato subito un'ondata di forte preoccupazione: sono in molti a ritenere che il lancio nasconda invece un test di un missile balistico.
Il Premier nipponico Taro Aso ha subito fatto la voce grossa minacciando, se il test dovesse aver luogo, di portare il caso al Consiglio di Sicurezza e, qualora, come sembra probabile, il vettore dovesse sorvolare lo spazio aereo giapponese, verranno prese tutte le contromisure per la difesa nazionale, compreso l'abbattimento del missile. Pyongyang, dal canto suo, non ci stà e, ribadendo che il lancio rientra perfettamente negli accordi internazionali, considererà un'atto ostile una eventuale interferenza con i suoi programmi.
Anche la Corea del Sud afferma che l'eventuale lancio si configurerà come una violazione della risoluzione 1718 delle Nazioni Uniti del 2006.

Nel 2005 ci fu, da parte della Corea del Nord, un lancio di un missile balistico: un lancio fallito, ma che mise in apprensione tutta l'area. Secondo la risoluzione ONU Pyongyang non potrebbe più fare test missilistici e nucleari ed ecco quindi che il test verrebbe mascherato come lancio di un innocuo satellite per telecomunicazioni. Oltretutto, anche in questo caso, il "satellite" verrebbe lanciato con un vettore Taepodong- 2, lo stesso usato nel lancio del 2005. Detriti per il distacco del primo stadio, secondo fonti coreane, dovrebbero cadere a circa 100 km dalla costa giapponese.

13/03/2009

Navi militari contro i pirati

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Ogni anno circa 2000 navi mercantili giapponesi passano il canale di Suez e sono costrette ad attraversare il mare davanti alla Somalia che, in questi ultimi anni, è diventato uno dei mari più pericolosi del pianeta per la massiccia presenza di pirati. Nel corso dell'ultimo anno più di 100 navi mercantili sono state attaccate e gli Stati Uniti, l'Unione Europea e la Cina hanno inviato in quelle acque navi militari per proteggere le rotte commerciali dagli assalti dei pirati.

Per proteggere le sue navi mercantili, e i suoi cittadini, anche il Giappone ha deciso di mandare nell'area delle navi mercantili e precisamente due cacciatorpediniere. Le unità avranno il compito di proteggere, se ce ne fosse bisogno, anche le navi commerciali di altri paesi e, naturalmente, avranno l'autorizzazione di usare le armi contro i pirati, le cui navi non si fermeranno all'intimidazione dell'alt, e, eventualmente, procedere all'arresto.

Il sostegno dell'opinione pubblica a questa decisione è piuttosto contrastata. I sondaggi mostrano un incremento delle persone che sostengono il provvedimeno, più del 50% degli intervistati, ma le polemiche, soprattutto da parte dei pacifisti, è alta.
La Costituzione pacifista giapponese impedisce l'uso dei militari all'estero in operazioni belliche non patrocinate dalle Nazioni Unite e per contrastare i pirati, compito che, dicono, spetta alla guardia costiera dei paesi dell'area, ci sono altri modi che mandare i militari. Ma i sostenitori del provvedimento ribattono che è ora che anche il Giappone, visto il grande numero di sue navi commerciali che solcano quei mari, si prenda le sue responsabilità e che si impegni in prima linea nella lotta contro la pirateria.

14/07/2008

Tensione con la Corea del Sud

4f698892a858a9202eb65fe26e0232ab.jpgIl Ministro dell'Educazione giapponese ha annunciato che nei libri di testo per gli studenti giapponesi, verrà inserita l'affermazione che, nonostante i contrastanti punti di vista sulla questione, le isole Takeshima sono, inequivocabilmente, giapponessto anche se al momento sono sotto il governo di Seul. Le decisione era stata preannunciata dal Premier Yasuo Fukuda al Presidente sudcoreano Lee Myung Bak durante il colloquio bilaterale che i due avevano avuto a margine della riunione dei G8 che si è tenuto nell'isola di Hokkaido dal 7 al 9 Luglio scorsi.
La reazione sudcoreana non si è fatta attendere e il Ministro degli Esteri di Seul ha annunciato che verrà richiamato l'ambasciatore presso Tokyo per protestare contro questa ufficiale presa di posizione del governo nipponico.

Tra i due paesi esiste una decennale contesa sui due isolotti che sorgono nel tratto di mare che separa il Giappone dalla Corea. I Giapponesi le chiamano Takeshima mentre i Coreani Dokdo.
Attualmente i due isolotti sono parte amministrativa della provincia coreana di Kyongsan e dal 1982 sono state dichiarate dal governo di Seul monumento naturale in quanto luogo di riproduzione e rifugio di rare specie animali.
Tokyo però continua a rivendicare il possesso territoriale delle isole Takeshima come facenti parte della prefettura di Shimane.
Risale addirittura all'anno 512 d.C. un documento in cui per la prima volta si fa menzione delle due isolette e nei secoli successivi le carte nautiche e geografiche le hanno sempre considerate come territorio coreano.
Nel 1904 Yozaburo Nakai, un pescatore giapponese, vedendo la grande pescosità dell'area, chiese a Seul l'autorizzazione a poter utilizzare in maniera esclusiva i due isolotti, ma sostenendo che la Corea del Sud non era in grado di poter dare simili concessioni, l'autorizzazione venne rilasciata dal governo nipponico che quindi, di fatto, annesse le isole al Giappone.
Dopo la seconda guerra mondiale le autorità americane non cercarono di dare una soluzione definitiva alla questione e nel 1952 il presidente coreano Syngman Rhee, tracciando la linea di demarcazione del territorio coreano - la "linea della pace" -, inglobò anche le isole Dokdo provocando la protesta giapponese culminata con uno scontro a fuoco in cui venne affondato un pattugliatore giapponese con 16 marinai a bordo.
Negli anni successivi la Corea vi costruì un eliporto e un faro oltre a stanziarvi un contingente militare.
Nonostante le ridottissime dimensioni delle due isolette, le Takeshima-Dokdo rivestono grande importanza strategica ed economica vista la pescosità di quel tratto di mare.

08/07/2008

Per tre giorni al centro del mondo

12fe6976b4d86de9b1609d1579d7b9b8.jpgPer tre giorni il Windsor Hotel si trova al centro del mondo: il luogo più importante della Pianeta  dove i Grandi della Terra si incontrano per decidere su argomenti che poi interessano tutti noi. In questi giorni fra le stanze del lussuoso Windor Hotel si possono incontrare non solo i leader di Stati Uniti, Francia, Canada, Russia, Inghilterra, Italia, Germania e Giappone, ma molte altre personalità e capi di Stato tra cui i leader della Cina, dell'India, del Brasile e dell'Australia, oltre al Segretario Generale delle Nazioni Uniti e ai rappresentanti di otto nazioni africane.
L'alta concentrazione di personalità così importanti ha comportato di conseguenza una strettissima rete di sorveglianza sulla zona. La protezione del luogo da minacce dal mare, da terra e dall'aria è completa.
Negli anni scorsi i summit dei G-8 hanno sempre portato incidenti e scontri tra le forze di polizia e dimostranti con spesso numerosi arresti e non pochi feriti. Quest'anno, o per l'oggettiva difficoltà di raggiungere il Giappone da parte dei manifestanti o per l'attento lavoro delle forze di polizia, non ci sono stati gravi incidenti. Cortei sono stati segnalati a Sapporo, distante 150 chilometri dal luogo del summit, e in varie altre città del Giappone, ma niente di preoccupante e tutte le proteste si stanno svolgendo in modo pacifico.
Quelli che risentono negativamente di questo stato di cose sono sicuramente gli abitanti e i commercianti della zona che hanno visto crollare i loro introiti vista la difficoltà di circolare liberamente nei pressi del lago e dell'Hotel. Di positivo, dal punto di vista dei commercianti, è che per qualche giorno il lago di Toya sarà sulla bocca di tutti e nei tg di tutto il mondo: il lago più conosciuto della Terra. Questa grande copertura mediatica, sperano in molti, si dovrebbe tradurre in un maggiore afflusso turistico e quindi in maggiore ricchezza per gli abitanti della zona e per i commercianti.

07/07/2008

Inizia il summit dei G8

6e1b6912c37ba5f665c90754a75d4afc.jpgOggi sono iniziati presso il lago di Toya, nella parte meridionale dell'isola di Hokkaido, le riunioni per l'annuale summit dei G-8 a cui partecipano tutti i grandi leader della Terra.
Il luogo scelto è il Windsor Hotel, posto sulla sommità in una altura, da cui si può ammirare l'incantevole scenario del lago di Toya con sullo sfondo il monte Yotei. La particolare dislocazione dell'albergo, raggiungibile solo da una strada e quindi facilmente difendibile, ha facilitato la scelta del governo nipponico, a cui quest'anno spettava l'organizzazione dell'evebto, di ospitare i Capi di Stato nelle stanze di questo lussuoso albergo.
I grandi della Terra ci sono tutti: dal Presidente americano George Bush, che presenzierà al suo ultimo G8, alla tedesca Angela Merkel, dal Primo Ministro Silvio Berlusconi al Presidente francese Sarkozy che, con grande scorno dei Giapponesi, non era accompagnato dalla nuova moglie Carla Bruni. Naturalmente a fare gli onori di casa il Premier nipponico Yasuo Fukuda, un'altro esordiente per quanto riguarda il G8.

Tanti gli argomenti sul tavolo: i cambiamenti climatici, l'energia, con la crisi dell'alto costo del Petrolio, come combattere la povertà nel mondo, la crisi alimentare. Moltissimi saranno poi gli argomenti dei colloqui bilaterali. Giappone e Russia, per esempio, tra di loro affronteranno l'annoso contenzioso delle isole Curili. Agli incontri saranno presenti rappresentanti dei paesi africani oltre che di Cina, India e Brasile.
Come ogni anno l'avvenimento suscita numerose polemiche tra quelli che lo ritengono inutile e quelli che avversano, spesso violentemente, l'idea che poche persone possano prendere decisioni che poi hanno ripercussioni sulla totalità delle Nazioni.
Anche quest'anno sono segnalati proteste, cortei in varie città del Giappone, ma per ora non sono segnalati fatti gravi, per fortuna.

25/06/2008

Per la prima volta nave militare in Cina

14890307afe4fcd19eda3ddc57eaa29f.jpgPer la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, una nave militare giapponese è entrate in un porto cinese, e questa volta con intenzioni pacifiche ed umanitarie visto che trasportava alimenti e materiale sanitario a favore delle persone colpite dal fortissimo terremoto dello scorso Maggio.
L'incrociatore nipponico Sazanami di 4650 tonnellate e 240 membri di equipaggio, partita dal porto di Kure, nella prefettura di Hiroshima, è entrate nel porto cinese di Zhanjiang dove è stato accolto con grandi onori dalle autorità e da alti graduati dell'esercito. La visita restituisce il'arrivo di una nave militare cinese, l'incrociatore Shenzen, che nel Novembre dello scorso anno, è entrato nel porto di Tokyo.
Naturalmente vedere di nuovo la bandiera militare giapponese in acque nazionali, avrà fatto correre un brivido a molti cinesi, soprattutto a quelli che hanno vissuto di prima persona il brutale dominio militare giapponese prima e durante l'ultimo conflitto mondiale, ma, per fortuna, i tempi sono cambiati e ora i due giganti asiatici, un tempo nemici, non perdono occasione per rafforzare il loro legame: è solo di pochi mesi fa, per esempio, l'accordo per lo sfruttamento comune dei giacimenti marini di gas naturale il cui contenzioso, per decenni, era una spina nel fianco della normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi.

In Giappone però molti storcono il naso di fronte a queste storia d'amore con la Cina. Il gigante asiatico è certamente una pedina importantissima sullo scenario asiatico, ma presenta ancora dei punti oscuri: la repressione tibetana, il continuo aumento delle spese militari, una posizione molto ambigua sul tema del rispetto dei diritti umani, Da vari ambienti si accusa così il Premier di essere troppo morbido e accondiscente verso la Cina, ma d'altronde è sempre stato un pallino del Premier Yasuo Fukuda la normalizzazione dei rapporti con la Cina dopo che erano caduti ad un livello molto basso durante il governo Koizumi.

12:30 Scritto da parsifal661 in militaria, Politica estera | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: cina, asia | OKNOtizie |  Facebook

19/05/2008

Le isole Dokdo-Takeshima

70c6019167b35720075b49ac7f526b56.jpgIl contenzioso territoriale rigarduante le isole Dodko, o Takeshima come le chiamano in Giappone, torna a minare i rapporti tra il Tokyo e Seul.
Il Ministero dell'Educazione nipponico, avrebbe deciso, secondo quanto riportato dalla stampa, di inserire nei nuovi testi scolastici l'affermazione secondo cui le isole Dadko-Takeshima sarebbero giapponesi mentre, nonostante le rivendicazioni di Tokyo, fanno ufficialmente fanno parte del territorio della Corea del Sud. Naturalmente la cosa non è assolutamente piaciuta a Seul e il Ministro degli Esteri coreano ha prontamente convocato l'ambasciatore nipponico per una formale protesta ed una richiesta di chiarimenti.

La Corea per molti anni è stata parte integrante dell'impero nipponico e durante l'ultima guerra mondiale subì una feroce occupazione da parte dell'esercito giapponese.
Tra i due paesi esiste una ormai secolare contesa su due isolotti - o forse sarebbe meglio dire spuntoni di roccia (appena 0,186 kmq)- che sorgono nel tratto di mare che separa il Giappone dalla Corea: sono le isole Takeshima-Dokdo.
Attualmente i due isolotti sono parte amministrativa della provincia coreana di Kyongsan e dal 1982 sono state dichiarate dal governo di Seoul monumento naturale in quanto luogo di riproduzione e rifugio di rare specie animali.
Tokyo però continua a rivendicare il possesso territoriale delle isole Takeshima come facenti parte della prefettura di Shimane.
Risale addirittura all'anno 512 d.C. un documento in cui per la prima volta si fa menzione delle due isolette e nei secoli successivi le carte nautiche e geografiche le hanno sempre considerate come territorio coreano.
Nel 1904 Yozaburo Nakai, un pescatore giapponese, vedendo la grande pescosità dell'area, chiese a Seoul l'autorizzazione a poter utilizzare in maniera esclusiva i due isolotti, ma sostenendo che la Corea del Sud non era in grado di poter dare simili concessioni, l'autorizzazione venne rilasciata dal governo nipponico che quindi, di fatto, annesse le isole al Giappone.
Dopo la seconda guerra mondiale le autorità americane non cercarono di dare una soluzione definitiva alla questione e nel 1952 il presidente coreano Syngman Rhee, tracciando la linea di demarcazione del territorio coreano - la "linea della pace" -, inglobò anche le isole Dokdo provocando la protesta giapponese culminata con uno scontro a fuoco in cui venne affondato un pattugliatore giapponese con 16 marinai a bordo.
Negli anni successivi la Corea vi costruì un eliporto e un faro oltre a stanziarvi un contingente militare.
Nonostante le ridottissime dimensioni delle due isolette, le Takeshima-Dokdo rivestono grande importanza strategica ed economica vista la pescosità di quel tratto di mare.
Periodicamente la questione delle due isolette spesso viene usata, da ambedue le paarti, per fini di politica interna per risvegliare la spirito nazionalistico.

06/05/2008

Una storica visita

cba226fbc5a2c8195ff4c758f743d090.jpgIl Ministro degli Esteri giapponese, Masahiko Komura, ha dato il benvenuto, all'aeroporto Haneda di Tokyo, al Presidente della Repubblica Popolare di Cina Hu Jintao. Era da 10 anni che un Presidente cinese non si recava in visita in Giappone ed è addirittura la seconda in assoluto. L'ultima visita risale al 1998 da parte del leader cinese Jiang Zemin. Questa è la prima visita all'estero di Jintao dallo scoppio dei disordini in Tibet.
Il leader cinese avrà incontri con il Premier Yasuo Fukuda, con i leader dei maggiori partiti politici e con gli esponenti del mondo economico. Inoltre sarà ricevuto dall'Imperatore Akihito. Ci sarà spazio anche per momenti più leggeri come, per esempio, una partita di ping-pong che verrà giocata tra i due leader. La visita durerà 6 giorni, il viaggio più lungo da quando Jintao ha assunto la carica di Presidente.

I temi da trattare certamente non mancheranno: la lotta contro l'inquinamento e il cambio climatico, la situazione in Tibet e il rispetto dei diritti umani in Cina, il contenzioso territoriale e lo sfruttamento dei giacimenti marini di gas. Si parlerà, presumibilmente, anche di Panda visto che lo zoo Ueno di Tokyo ha recentemento perso l'unico Panda gigante in possesso della Giappone.
Hu Jintao ha auspicato per i due popoli un futuro luminoso di collaborazione. Naturalmente la sua preoccupazione maggiore sarà quella di recuperare l'immagine della Cina dopo l'offuscamento derivato dalla dura repressione operata nei confronti dei monaci tibetani.
Sono centinaia i giapponesi che stanno protestando contro la sua visita. Un sondaggio del quotidiano Mainichi Shimbun ha mostrato che la maggioranza dei Giapponesi vuole una politica più dura verso la Cina: altro colpo alla credibilità del governo di Tokyo che gode di un livello di popolarità molto basso, inferiore al 20%, peggiore anche di quello raggiunto dal governo di Shinzo Abe. Il Premier Fukuda è un sostenitore di una politica di distensione con la Cina e ha già detto che intende essere presente alla cerimonia d'inaugurazione delle Olimpiadi che quest'anno si svolgeranno a Pechino.

11:29 Scritto da parsifal661 in Politica estera | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: cina, hi jintao, visita | OKNOtizie |  Facebook