I Burakumin

Burakumin.jpgNel Periodo di Edo (1603 – 1868 d.C.) la società giapponese era divisa in quattro caste: i samurai, i contadini,
i mercanti e gli artigiani. Al di sotto di questa gerarchia c’erano i fuori-casta e cioè gli Eta.
A questa categoria appartenevano quelle persone che, nel loro lavoro, dovevano maneggiare corpi morti, umani ed
animali, sangue: elementi considerati impuri dalle religioni scintoista e buddista. Gli Eta erano quindi boia, macellai, conciatori.
Il sistema delle caste venne abolito nel 1871, all’inizio dell’era Meiji, ma i pregiudizi sociali, le discriminazioni, contro i Burakumin, i discendenti di quei fuori-casta, continuarono e ancora oggi molti giapponesi, soprattutto gli anziani. hanno pregiudizi nei loro confronti. Basti pensare che, secondo un recente sondaggio, in caso di matrimonio ancora il 20% dei genitori controlla se lo sposo, o la sposa del proprio figlio, o della propria figlia, è un Burakumin, ma a volte basta provenire da una comunità Burako per essere discriminati, magari anche senza essere un Burakumin.
Le comunità Buraku sono insediamenti dove risiedono questi discendenti dei fuori-casta. Sorgono dove una volta sorgevano i villaggi Eta. La loro localizzazione non è molto pubblicizzata, ma è conosciuta al governo che, nel 1969, ha avviato una massiccia campagnia per lo sviluppo e l’assimilazione di queste comunità: notevoli investimenti sono stati stanziati per ammodernare ed integrare le comunità Burako.
Le stime su quanti siano i Burakumin oggi varia molto e va dai circa 800.000, secondo il governo, agli oltre 3 milioni secondo i calcoli del Buraku Liberation League, la maggiore organizzazione che si batte per i diritti dei Burakunin.

Durante il Periodo Edo questa sotto-casta rimase pressochè isolata dalle altre. In questo modo mantenne il monopolio sui suoi commerci. Il livello di vita degli Eta, per questo motivo, era elevato e alcuni erano talmente ricchi da potersi permettere il passaggio, mediante matrimonio o acquisto dei diritti, alla categoria dei samurai. Inoltre gli Eta, non possendendo riso, che era alla base del sistema tributario, erano esentati
dal pagare le tasse. Avevano i loro templi, le loro scuole, ma pochi contatti con i rappresentanti delle altre classi e comunque, in caso di rapporti con le altre caste, erano sempre tenuti a seguire un comportamento di sottomissione.
I guai, paradossalmente, iniziarono con la fine del periodo feduale: le caste vennero abolite e con esso gli eta persero il monopolio sui loro commerci. Ma la discriminazione da parte della società non sparì e così la qualità di vita peggiorò sempre di più. I villaggi Eta si trasformarono presto in insediamenti degradati mentre i cittadini normali continuavano ad evitare di avere contatti con loro.
All’inizio del ‘900 sorsero i primi gruppi per la difesa dei diritti dei Burakumin e dopo la fine della seconda guerra mondiale nacquero il Buraku Liberation League e poi, da una sua costola, il National Buraku Liberation Alliance, tutti di ispirazione socialista o comunista, che sono i maggiori gruppi che lottano per i diritti e per la completa integazione dei discendenti dei Burakumin.
Grazie alla pressione esercitata da questi due gruppi, nel 1969, come ricordato poc’anzi, il governo approvò la “Legge per le Misure
Sperciali per Progetti di Assimilazione”: un grande progetto per lo sviluppo degli insediamenti Buraku e per l’integrazione dei Burakumin.

Nel 1975 scoppiò uno scandalo quando cominciò a circolare un libro, venduto poi in tutto il Giappone, che altro non era che una lista
dei nomi, e delle loro localizzazione, delle comunità Buraku: “Tokushu Buraku Chimei Soukan”. Questo libro, come asseriva la prefazione,
era rivolto a quei genitori che non vogliono che il figlio, o la figlia, sposi la persona sbagliata e per quelle compagnie che intendono
fare delle indagini sulle origini di un candidato all’assunzione. Secondo il BLL molte compagnie importanti, fra cui la Toyota e
la Honda, acquistarono molte copie del libro e sembra che lo utilizzassero, insieme a ricerche effettuate nel registro dell’Anagrafe, al fine
di evitare di dover assumere un Burakumin.
Il libro venne poi bandito, ma si teme che molte copie siano ancora in circolazione e, purtroppo, ancora usato.  
Anche l’accesso all’Anagrafe è stato ristretto e ammesso solo per le ricerche giudiziarie.
La situazione odierna dei Burakumin è sicuramente migliore rispetto ad una decina di anni fa, ma, soprattutto tra la persone anziane, esistono ancora dei pregiudizi nei loro confronti. La discriminazione sociale non è sparita, soprattutto nel campo del matrimonio. Il disagio dei Burakumin è ancora evidente tantevvero che la maggioranza dei componenti della Yakuza, la mafia giapponese, è composta da Burakumin.
C’è ancora molto da lavorare per una integrazione completa.

I Burakuminultima modifica: 2009-05-06T09:45:21+00:00da parsifal661
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